Recensione di “Inseguendo Itaca” di Eliana Piacentini
- Posted by Ottavio Sardu
- on Giu, 09, 2026
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Riassunto degli aspetti salienti della silloge
Inseguendo Itaca è una silloge poetica, di breve ma densa estensione, composta da sedici componimenti, organizzati in tre sezioni tematiche, che ricalcano il percorso narrativo dell’Odissea omerica. Eliana Piacentini non si propone di riscrivere il poema, né di offrirne una parafrasi in versi: intende piuttosto distillarne l’essenza emotiva, trasformando la grande avventura epica in una meditazione sull’esperienza umana universale. Il viaggio di Odisseo diventa metafora dell’esistenza: il ritorno a casa come nostalgia del sé, l’attesa come esercizio di fedeltà, il naufragio come prova di resistenza.
Ogni poesia è centrata su un personaggio o un episodio: Penelope, Telemaco, Nausicaa, Polifemo, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi, Argo, fino alla scena finale del ricongiungimento tra Odisseo e Penelope. Li restituisce con sguardo asciutto, ma mai freddo, in prima persona o in seconda, creando un dialogo continuo tra la voce narrante e il lettore.Troviamo particolarmente rappresentativa la poesia d’apertura, Penelope, che riassume il programma
poetico dell’intera opera: Penelope, sei la casa. / Il viaggio / interminabile / e l’ostilità dei numi / non m’impediranno / il ritorno. / Ma tu intreccia / quest’attesa feroce.
L’immagine dell’attesa come atto attivo, intreccia quest’attesa feroce, restituisce con efficacia il ribaltamento che l’autrice opera rispetto alla tradizione: Penelope non è figura passiva, ma custode dinamica di un’identità che resiste. Analogamente, nella poesia conclusiva Odisseo e Penelope, il recupero dell’eterno dall’intimità del respiro condiviso chiude la silloge con una nota di intensa commozione: Respiro / i tuoi respiri. / Dal cuore mi si snoda / l’eterno.
Valutazione dello stile e della sintassi
Lo stile di Eliana Piacentini è riconoscibile per la sua sobrietà programmatica. Il verso è breve, quasi sempre bisillabico o trisillabico, con una sintassi spezzata che privilegia la paratassi.
L’autrice rinuncia quasi totalmente agli elementi connettivi (congiunzioni, subordinate articolate), puntando sull’accumulo nominale e verbale per creare ritmo e tensione. Questa scelta ha il merito di imporre al lettore una cadenza meditativa, come se ogni frammento richiedesse un’attesa prima del verso successivo. La punteggiatura è ridotta al minimo essenziale, il punto fermo rado, l’enjambement utilizzato con sistematicità per sospendere e amplificare il significato. Non ci sono rime, ma l’orecchio percepisce una musicalità interna costruita su assonanze e ripetizioni lessicali: mare, flutti, rotta, ritorno ritornano come leitmotiv ossessivi, che trasformano la silloge in un tutto organico.
La scelta lessicale oscilla tra una vena classica, con il ricorso a termini come numi, nefasto, presagio, greggi e un registro quotidiano che non teme la concretezza (labbra arse dal sale, mani nodose, liquami). Questo doppio registro è uno degli strumenti più riusciti dell’opera: consente di tenere insieme la solennità del mito ela fisicità dell’esperienza vissuta. Vale la pena notare che la stessa autrice, nella Nota, rivela una sensibilità
analoga per la parola come potenza generatrice, definendola «demiurga d’infiniti sensi»: una
consapevolezza che trova piena conferma nelle scelte stilistiche della raccolta.
La seconda persona singolare, adoperata in più componimenti, produce un effetto di interpellazione diretta che coinvolge il lettore e sfuma i confini tra la voce epica e quella lirica contemporanea. È una scelta stilistica coraggiosa che, nella maggior parte dei casi, riesce.
Pregi e limiti a fronte degli obiettivi
Il principale pregio dell’opera è la coerenza tra intenzione e realizzazione: Piacentini dichiara di voler fare dell’Odissea una metafora dell’esistenza e la struttura tripartita della silloge risponde esattamente a questa aspirazione. Non vi è nessun episodio inserito a caso: ciascuna poesia contribuisce all’arco narrativo ed emotivo dell’intera raccolta.
La brevità è una virtù, non un limite: in un panorama editoriale spesso appesantito da sillogi sovrabbondanti, l’autrice dimostra che la densità è inversamente proporzionale alla lunghezza. Ogni poesia è essenziale, senza orpelli retorici. Particolarmente riuscite appaiono Argo, dove il silenzio del cane che riconosce il padrone diventa emblema della fedeltà pura, al di là delle parole, e Le Sirene, in cui la tensione tra desiderio e autocontrollo è resa con immagini sinestetiche di notevole efficacia (Voluttuose sillabe / sciolgono itimpani, sillabe / sulla pelle salata).
Un altro pregio è il trattamento delle figure femminili. Penelope e Anticlea non sono ancelle del plot maschile, ma voci autonome con spessore psicologico. La scelta di dedicare una poesia ad Anticlea è tra le più originali della raccolta e il dialogo tra i due è tra i momenti di maggiore commozione del libro. La brevità, che è forza, può talvolta diventare rischio: in alcuni componimenti come L’isola dei Feaci o Il rito, la sintesi si fa eccessiva e la poesia sfiora la sinossi narrativa più che il poema lirico. In questi casi il lettore vorrebbe sostare più a lungo su un’immagine che viene invece consumata troppo rapidamente.
In secondo luogo, l’uso della seconda persona, pur originale, non sempre raggiunge la stessa efficacia: in La strage il tu rivolto ai Proci rischia di frammentare la tensione drammatica in un catalogo di accuse, perdendo la concentrazione emotiva che altrove caratterizza la silloge.
Giudizio finale di sintesi
Inseguendo Itaca è un esordio poetico di sicuro interesse, che si inserisce nel solco di una tradizione nobile (la rilettura contemporanea del mito classico) con una voce propria, riconoscibile, e una maturità formale non scontata. Eliana Piacentini dimostra di conoscere la poesia non solo come lettrice devota, ma come artigiana del verso: sa quando fermarsi, sa quando spingere, sa costruire tensione con pochissimi elementi.La silloge non ambisce all’originalità a tutti i costi, ma lavora in profondità su un materiale già amato per estrarne nuova linfa.
Il risultato è un libretto, nel senso musicale del termine, che si legge in una unica seduta e si torna a rileggere con piacere crescente, perché il testo breve e denso si arricchisce ad ogni nuova lettura.
Lettura consigliata a chi ama il mare, Omero e la poesia che non ha paura di essere essenziale.
INFO:
Titolo: Inseguendo Itaca
Autore: Eliana Piacentini
Editore: Eretica Edizioni
Ano di edizione: 2024
Pagine: 80
