Due rette parallelle si incontrano solo all’infinito.

“Ricalco orme di giorni calpestati
muovendomi a fatica in senso opposto
tra bocche che si agitano mute
frugando negli occhi degli amanti
per trovare chi ha sottratto la mia vita.
Cerco in angoli di strada
l’istante in cui lo sguardo
smarrì l’incavo di terra in cui fiorire
mentre impavida scalavo l’esistenza a mani nude”.

 

Un giorno ti alzi e ti accorgi che procedi da anni in direzione sbagliata.
Non sono mai stata una cima, in fatto di strade.

Mi guardi serio e dici: “E’ tardi, per me. Dovevo incontrarti dieci anni fa”.

Realizzo di essere un fantasma che ti passa attraverso, senza lasciare traccia.
Mi hai appena consegnato un barattolo di sentimenti dove c’è scritto: “Da consumarsi entro e non oltre il 2002”.
Che cosa eravamo, dieci anni fa?
Dove.
Kilometri di strade sbagliate parallele. Mi guardo indietro e vedo nebbia.

Concentrazione …

2002:

Ti stai sistemando i gemelli della camicia davanti allo specchio, nella casa dei tuoi.

Le torri a NY erano crollate un anno prima.

Il progetto di nozze con la tua fidanzata, che si realizza.

Avevo un contratto che scadeva ogni mese.

Gli addobbi profumati nella navata della chiesa.

Indossavo spesso un improbabile fermaglio con un grande fiore rosa finto.

La marcia nuziale.

Ballavo i latinoamericani.

“Parola del signore”…

Insegnavo latinoamericani.

“Vi dichiaro marito e moglie .. nel nome del padre ..”

Mio padre viveva ancora qui, ci litigavo sempre.

L’uscita dalla chiesa.

Avevo imparato a fare il riso panna e fiori’arancio.

Il viaggio di nozze.

Andai a Rodi con un’amica, in giugno.

 

 

Ovunque fosse nascosto il crocevia, l’avevamo passato.

 

2012:
Divorzio

Su di te temi ancora

la bellezza di lei sfilare nell’aula

e disperdere il suo aspro profumo,

incenso di disunione.

Il crepitio dei banchi

é omertà e lacerate promesse

sotto i tacchi appuntiti.

Non mani giunte

ma dita impazienti

di leggere la sentenza

che ti rinchiuderà il cuore

in un ergastolo di solitudine.

 

Si chiama Clara. E’ la tua ex.
Mi chiamo Clara anch’io. E tu sei l’ex di te stesso.
Apro il barattolo.
Una polvere grigio asfalto si mescola alla nebbia.} else {

  • Alessandra Carnovale

    Una sorta di “Sliding doors” a ritmo di poesia; solo che nel film i due protagonisti, prima o dopo, si incontravano. Qui l’incontro è rinviato ad un improbabile infinito matematico.