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Susanna
Trossero
La vita
Susanna Trossero, è sarda e da non molto tempo vive
a Roma, dove ha fatto della scrittura la sua principale occupazione.
In un tempo ormai lontano, far leggere i suoi scritti le pareva
quasi una violazione del suo privato, un sottoporre ciò
che la sua fantasia partoriva a severe radiografie. In realtà
ha scoperto nel tempo che scrivere è anche donarsi,
perché chi legge possa utilizzarti come strumento per
leggere anche se stesso, o più semplicemente per il
piacere della distrazione. Per lei la scrittura è un
volo, un meraviglioso planare della fantasia.
Scrive da sempre prediligendo racconti brevi, e spesso ha
ottenuto buoni riconoscimenti in concorsi letterari. Nell’anno
1998 sono state pubblicate trenta sue poesie in un’antologia
di autori sconosciuti. Poi, nel 1999 ha partecipato al corso
di giornalismo e scrittura narrativa indetto dalla rivista
letteraria “Storie”, che ha affinato di certo
la sua tecnica, rivista che negli anni ha pubblicato recensioni
favorevoli di molti suoi racconti.
Nel novembre 2004 è stata organizzata ad Olbia (SS)
una mostra tematica dal titolo “Imago Urbis –
la città, la luce, il movimento”. Lo scopo della
mostra era quello di creare una sintesi tra diversi mezzi
espressivi: pittura, scultura, letteratura, fotografia, architettura
e videoarte. È stata scelta come unica autrice per
la letteratura, ed ha esposto trenta miei scritti.
Una sua poesia è stata inserita nel novembre 2007 nella
raccolta “Dedicato a… poesie per ricordare”
della Aletti Editore.
Nel dicembre 2007 ha vinto un concorso letterario promosso
dalla Graphe.it Edizioni di Perugia di Roberto Russo con il
racconto “Senilità”. Come 1° classificato,
il racconto è stato pubblicato nella raccolta di autori
vari “EroticaMente, ovvero l’inebriante sapore
della vita”. Sempre dal dicembre 2007, scrive per il
blog magazine della stessa casa editrice e collabora alla
sua rubrica on line Pyshis con degli articoli legati al cibo
e alla letteratura e dei reportage di viaggio.
La casa editrice Giulio Perrone Edizioni le ha pubblicato
di recente il racconto “La bella stagione” nella
raccolta “Tutta mia la città”, e “Morte
apparente” nell’antologia “Arrivano le vacanze”.
È stato pubblicato nel mese di giugno 2008 dalla casa
editrice Maremmi di Firenze, il suo primo libro da unica autrice
intitolato “Nella tana dell’Orco e altre storie…”
che raccoglie quattro “fiabe cattive” sulla natura
che insorge a discapito dell’uomo, suo peggior nemico.
Mentre nel prossimo ottobre 2008, verrà pubblicato,
dalla Graphe.it Edizioni di Perugia, il suo secondo libro,
intitolato “Lame
& Affini”, che racconta di passioni scomode
e inopportune: quelle che - come un vento impetuoso - prima
o poi ti scompigliano l’esistenza.
Ipse dixit: "Scrivo per raggiungere la libertà
totale, quella che ti fa vivere mille vite e situazioni, quella
che supera le barriere dell’impossibile o dell’inaccettabile,
perché grazie alla penna non esiste luogo o condizione
in cui io possa sentirmi in terra straniera".
E-mail: susanna.trossero@graphe.it
Blog: susannatrossero.blogspot.com/ |
L’asilo
Susanna Trossero
Gli alberi, vecchi eucalipti sfrondati e malinconici, ondeggiano
al sole di gennaio facendo salotto sulle testoline spettinate.
Il vociare è allegro in un’atmosfera da rimpiangere
negli anni a venire e la ghiaia scricchiola, la terra insudicia,
il sudore ammala di sane malattie di bambino. Fuori da lì
il mondo è ben altro che fiocchi in disordine, ma la
bimba con i capelli raccolti non suda e non corre, neppure
si ammala, là, dietro le verdi inferriate arrugginite.
Si tiene aggrappata a quel ferro e lacrime copiose, ma di
un adulto silenzio, le rigano le guance piene. Tutto di lei
è proiettato fuori, oltre le sbarre, a guardare la
donna andare via, divenire sempre più piccola, ad ogni
passo più lontana.
Non si volta, la donna, per un ultimo sguardo, rendendo l’abbandono
quotidiano un quotidiano-lacerante-definitivo-distacco, che
niente potrà alleviare. Neppure quei rintocchi di campana
che segnano il tempo che passa, le ore che vanno. Perché
vanno le ore, lo sa anche la bimba sebbene non le sia di conforto.
Non si volta, la donna, e la bimba non vede quegli occhi tutt’altro
che asciutti dietro le lenti scure. Un fazzoletto tiene fermi
i capelli puliti e il cappotto ha il bavero tirato sù;
tutto pare volerla nascondere da un contesto che la rende
crudele...
Un giorno lontano ogni cosa muterà d’aspetto,
tranne il ricordo di ciò che è stato. Una donna
nuova tornerà dietro le stesse inferriate, a calpestare
erbacce che una volta non c’erano, le sue unghie smaltate
sfioreranno il legno di vecchie altalene e gli occhi si leveranno
verso il cielo a cercare le punte degli alberi. Poi, con il
naso schiacciato contro il cancello scardinato, guarderà
“fuori” ancora e ancora, rimpiangendo l’andar
via di sua madre, i suoi capelli puliti ed il suo ritornare
ogni volta, puntuale, per riportarla a casa al suono di una
campana, il fazzoletto in testa ed il bavero tirato sù.
Respirerà quell’aria che, per assurdo, ancora
saprà di caramelle alla frutta e non staccherà
lo sguardo dalla strada, desiderando scarpe di vernice rosse
e un papà da mostrare un po’ in giro. Ma gli
anni volano via con le rondini migrando in paesi di fiabe
e dimenticando qua e là, in quel luogo abbandonato,
malinconiche visitatrici di cose di ieri al museo del passato.
La donna nuova asciugherà una lacrima con il dorso
della mano, uscirà lentamente dallo smesso cortile
e, un ultimo sguardo fugace alla strada, farà partire
l’auto lasciandosi alle spalle ciò che resta
del vecchio asilo abbandonato.
Sua madre stavolta non tornerà a prenderla. |
Lame
& affini
Quarta di copertina
Otto piccole storie, tra loro differenti tuttavia ambasciatrici
del medesimo messaggio, raccontano del desiderio inaspettato
e travolgente che ci rivela la parte sconosciuta del nostro
vero «io», di vanità e rinunce, della fusione
di due persone in una, ad insinuare il dubbio che l’Amore
scevro da scomodi tormenti esiste e che passione ed erotismo
possono sfidare il tempo o di segreti turbamenti e sommosse
dei sensi.
Ma raccontano anche di possesso e di rimpianto, di livore
che annienta, di rammarico e nostalgia, di legami distruttivi
e scomodi.
Titolo: Lame
& affini
Autore: Susanna Trossero
Casa editrice: Graphe.it Edizioni
Pagine: 98
Pubblicazione: ottobre 2008
ISBN: -
Prezzo: 10,00€
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Lame & affini
La recensione del Circolo
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Nella
tana dell'orco e altre storie
Quarta di copertina
Un’atmosfera surreale e a tratti fiabesca ma inquietante
e cattiva come la realtà. In un’epoca di biotecnologia,
estinzione e inquinamento, un libro nuovo, “diverso”,
che narra di piante che parlano, di orchi e di fate, di fiori
che fanno perdere la testa, di alberi di Natale che insorgono.
Nella tana dell’orco è composta da quattro racconti
differenti tra loro ma con un filo conduttore che li accomuna:
decantano infatti la bellezza e la purezza della natura (presente
perfino nei suoi stessi errori) ma anche la sua crudeltà,
sottolineando tra le righe che questa – rispetto a quella
dell’uomo – non è mai gratuita. Una ribellione
all’apparente supremazia dell’uomo che da essere
superiore e dominante diviene inferiore, insignificante e
dominato, un riguadagnare terreno giocando sulla sua fragilità.
“Fiabe cattive” in cui il tono surreale e fantastico
invita ad immergersi in un mondo dove tutto può accadere...
Titolo: Nella tana dell'orco e altre
storie
Autore: Susanna Trossero
Casa editrice: MEF – L'Autore
Libri Firenze
Pagine: 120
Pubblicazione: -
ISBN: 9788851716806
Prezzo: 10,30€
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Nella tana dell'orco e altre storie
La recensione del Circolo
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Dedali
Susanna Trossero
Ciò che alberga solitario
nei corridoi infiniti
di un palazzo vociante di incontri
è forse la parte di me
che non afferro
fra ricordi di chi è
e di chi non è mai stato
o fra coloro che saranno
o che avrebbero potuto…
Io inafferrabile a me stessa
in quel palazzo maestoso ch’è solo un rammentare
son l’unica di cui
non v’è presenza vera
ma solo traccia ricorrente
in altrui reminiscenze.
La morte
Susanna Trossero
Incontrarti tra rinsecchiti rami
in un dolciastro effluvio
di respiri ammutoliti
mentre il vento scuoteva inopportuno
ragnatele di lenzuoli bianchi
su magre nudità di ghiaccio incredulo…
Io ero là,
trascurabile elemento esterno,
ad osservare la tua genialità
nel menomarmi. |
L’evasa
Susanna Trossero
Mia madre lo aveva fatto dopo una tazza di caffè
caldo che aveva lasciato raffreddare un po’ sul davanzale
della finestra della cucina, rovesciandone inavvertitamente
una goccia sul marmo consumato. Erano le 9.40 del mattino
di un martedì di primavera, una primavera un po’
indecisa e appena nata. Si era svegliata presto e come sempre
ci aveva buttato fuori tutti da ovunque fossimo: prima dal
letto, poi di casa.
Uscendo dalla porta, quel giorno, l’ho sentita cantare.
Fuori, il mattino mi aveva quasi stuprato con il suo impormisi
addosso. Il naso era gelido, la giovinezza prepotente e la
scuola un mezzo per esternarla il più possibile. Mi
vantavo d’essere me stesso con la potenza illimitata
dei miei anni e l’eco di quel canto nelle orecchie,
passo dopo passo, verso la vita. E avevo appena salutato una
sirena in pantofole che si accingeva ad incantare se stessa.
Non molto tempo prima era stata giovane e gli uomini si voltavano
al suo passaggio seguendola con sguardi eloquenti. Poi aveva
cominciato ad immalinconirsi. Non erano cambiati i suoi gesti,
le parole o le abitudini. Dentro però qualcosa era
successo. Pareva quasi che qualcuno le avesse spento una luce
e così erano cambiati i suoi occhi. Solo quelli. A
nessuno era importato, perché lei era lì. Comunque.
Ma non cantava più.
Eppure, quella mattina di insonnolito e gelido sole, quel
martedì di gatti lagnosi, uscendo di casa l’ho
sentita cantare.
Mi hanno raccontato che ha messo l’abito della festa
solo dopo aver lavato le tazze della colazione e rifatto i
letti. Poi è tornata alla finestra. Si è tolta
le scarpe. Una. Due. Le ha messe una accanto all’altra
con un ordine quasi maniacale, lì accanto. Ormai scalza
ha preso una sedia della cucina, quella di papà che
sta sempre a capo tavola e si sente uno che domina la scena
(“a me non la si fa”). E forse ha sorriso, sapeva
lei perché. Questo però nessuno me lo ha detto.
Resta il fatto che io so che ha sorriso.Ha portato quel trono
da poveri vicino alla finestra spalancata e ci è salita
sopra, leggera, appropriandosene. Forse aveva 15 anni e scappava
di casa...
Prima un piede. Due. Poi sul davanzale. Uno. Due.
È rimasta immobile per un attimo almeno, dilatando
le narici e respirando tutto quel cielo? Sì, credo
di sì, ogni cosa quel giorno era lì per lei,
come non approfittarne?
Poi giù, verso quel vuoto ammaliante e finalmente ricco
di emozioni, anch’esse tutte lì per lei, solo
per lei. Volava, mia madre, e non doveva chiedere il permesso
a nessuno né temere le spiegazioni del dopo. Un folle
gesto senza controllo degli impulsi e timore delle conseguenze,
una botta di vita e nessuna giustificazione da dare. Volava
conscia del fatto che fuggiva da se stessa, come tutti, sapendo
che a se stessi non si sfugge. Mai.
Aveva lasciato tutto in ordine, la dispensa ben fornita e
i cuscini sprimacciati. Solo quella sedia fuori posto a defenestrare
papà. E quella goccia di caffè dimenticata sul
marmo consumato e forse tornata alla mente prima di toccare
il suolo, quando ormai era troppo tardi. |
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