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Laboratorio di Poesia

Franco MassariFranco Massari

La vita

Franco Massari è nato a Venezia il 13 febbraio del 1947.
Ha studiato lingue e letterature straniere presso l'Università "Cà Foscari" di Venezia.
E' stato per lungo tempo in Arabia Saudita e in Sud Africa. Da vent'anni vive e lavora a Monaco di Baviera.

Ipse dixit: ""
E-mail: francomassari@web.de
Sito: www.bellami.it

Franco Massari

L'intervista

Ha scelto la lingua italiana per scrivere, ma la Germania per lavorare e vivere: percepisce la sua identità di scrittore a cavallo tra cultura italiana e quella mitteleuropea?
Volente o nolente, mi sento ormai mitteleuropeo. In fondo, già ai tempi della scuola amavo Oscar Wilde e Flaubert, mentre mi annoiavo col meticoloso e clericale Manzoni. Sintetizzo una certa differenza tra i tedeschi e gli altri europei, con un mio aforisma, pubblicato parecchi anni fa con Marzorati Editore, riguarda, più che l'editoria, la concezione etica tedesca del dopoguerra: i Tedeschi invidiano i Francesi perché possono parlare con entusiasmo di Napoleone, senza che essi possano farlo di Hitler. I Francesi invidiano i Tedeschi perché possono parlare con entusiasmo di salvare gli alberi, senza annoiarsi.

Invece, quali sono le differenze tra editoria italiana e tedesca che ha potuto scorgere dalla sua posizione di frontiera?
Il panorama italiano, con tutti i suoi difetti, è migliore del tedesco. L´editore tedesco, un po’ per non sbagliare e un po’ per mancanza di fiuto, pubblica quasi esclusivamente testi americani. >>>

La pazzia di OrfeoLa pazzia di Orfeo

Quarta di copertina

La pazzia di Orfeo è la storia, raccontata a quattro mani da Franco Massari e Robert Guttmann, di un bambino di poco più di otto anni, Jacob, e della sua tragica esperienza di vita che lo vede scampare a una retata di ebrei nella Budapest degli ultimi anni della seconda guerra mondiale e alla fucilazione nella quale muoiono il padre e la madre. Protetto dal corpo di sua madre e sepolto in mezzo ai cadaveri, Jacob viene disseppellito dallo zio e nascosto in un rifugio. Diventato per tutti Orfeo, vive ormai con l’unico tormentato desiderio di vendicarsi delle violenze subite dalla madre, dal padre e dagli altri compagni di sventura.

Titolo:
La pazzia di Orfeo
Autore:
F. Massari – R. Guttmann
Casa editrice
: Editing Edizioni
Pagine
: 230
Pubblicazione: 2004
ISBN: 88 - 88879-41-2
Prezzo: 13,50€

La pazzia di Orfeo

La recensione del Circolo

Incubo nel cuore, follia nella mente
La tragedia dell’olocausto in una moderna odissea all’ombra del passato.

Dal ghetto ebraico di Budapest a Monaco di Baviera: è la direttrice di una moderna odissea sulle tracce del più grande trauma collettivo del Novecento. Scritto a quattro mani da Franco Massari e Robert Guttman, La pazzia di Orfeo fonde suggestioni di generi diversi: autobiografia e giallo, psicologia e storia uniscono i loro fili in una matassa con troppi nodi. L’angoscia kafkiana dell’incipit obbliga il lettore a cercare risposte lungo tutto il romanzo, nell’attesa continua di qualcosa di definitivo.
Un protagonista segnato dal mistero - violinista con gravi disturbi mentali - affaristi spudorati, donne maliziose e uno psicologo sopra le righe popolano un testo avvolto dalla suspense. Chi è veramente il virtuoso Orfeo? È nella sua figura inquietante di questo musicista dalla psiche multiproblematica, che milioni di esistenze spezzate si coagulano nella vicenda individuale. Ebreo scampato alla deportazione, con la sua lucida follia diventa metafora di una impossibile redenzione della storia.
Le parole coinvolgono i sensi con atmosfere palpabili, odori acri, musiche inquietanti come canti di sirene, sensazioni carnali. Lo stile è giocato sui dialoghi: come in una sceneggiatura ogni capitolo ha un luogo in cui il tempo frammentato si ferma e si riposa, si staglia una situazione, un breve tableau da cui emergono pezzi di passato e filamenti di futuri possibili. Dialogo come incontro di individui, come incrocio di punti di vista parziali sulla realtà nell’equilibrio precario tra rappresentazione attuale di sé e ombre del passato.
La pazzia di Orfeo è la storia di un trauma esistenziale indelebile, del gioco amaro della vendetta incompiuta.

Consigliato a
Lettura consigliata a chi sente il bisogno di capire le conseguenze della storia, a chi ama i misteri della psiche, a chi crede che le verità siano date dalla prospettiva.

La mano di bronzoLa mano di bronzo

Quarta di copertina

David arriva dalla Germania per assistere al famoso Carnevale di Venezia, invitato da un suo collega-artista veneziano conosciuto tramite internet, Fabio Busetto.
Prima di recarsi nel suo studio, essendo in anticipo di qualche ora, gironzola per le calli veneziane straripanti di gente in maschera. La sua attenzione viene però attirata da un gruppo di persone che urlano e scalpitano più delle altre. Si avvicina e su un piccolo palco nota una ragazza, alta e slanciata, tutta vestita di nero e mascherata che si muove con passi felpati e sensuali. Un tizio mascherato a sua volta e con un megafono in mano, appena dietro David, incomincia a urlare <<Strep-tease Strep-tease>>. La donna, quasi non aspettasse altro, incomincia a spogliarsi mentre la calca intorno al palco aumentava. Appena nuda David nota che sul ventre ha tatuato un cobra attorcigliato che con la testa arriva fin sul pube. Non fa in tempo a notarlo che viene scaraventato a terra e riesce appena a notare un uomo che, salito sul palco, strattona la donna tirandola per i capelli e cercando di strapparle la maschera. Altri salgono sul palco per difenderla e in quel caos che diventa sempre più incontrollabile, David sente chiaramente il colpo sordo di uno sparo…
Franco Massari in questo suo secondo romanzo giallo, dopo “L’uomo strabico”, delinea ancora meglio e con la sagacia da vero maestro del giallo, la figura coinvolgente e affascinante di questo ex commissario della Criminalpol di Amburgo, David Langgartner.


Titolo: La mano di bronzo
Autore:
F. Massari
Casa editrice
: Editing Edizioni
Pagine
: 159
Pubblicazione: 2006
ISBN: 88 – 88879-72-0
Prezzo: 12,00€

La mano di bronzo

La recensione del Circolo

La Venezia che fornisce lo scenario a La mano di bronzo non è la città come è conosciuta internazionalmente. Qui Venezia si riduce a un microcosmo: una piazza con gli edifici essenziali alla narrazione – una pensione, una caserma, un magazzino, un negozio di antiquariato – e una cerchia ristretta di personaggi, ciascuno noto all’altro, sebbene ciascuno con il proprio lato oscuro.
In questo spazio delle dimensioni di un palcoscenico i personaggi si studiano e si inseguono come su una scacchiera: ogni avvenimento, presente o ricordato, è legato all’altro, ogni azione provocherà una reazione. Sullo sfondo c’è il Carnevale, con il suo carico di inganno, carnalità e follia.
L’elemento chiave della sfida è una mano di bronzo, di cui tutti parlano ma nessuno chiarisce il vero ruolo; ignaro complice l’unico personaggio che a questa comunità non appartiene, un ostinato ex ispettore tedesco con l’hobby della scultura ed esperto artigiano del Brax, un materiale le cui potenzialità hanno risvegliato oscuri interessi e messo in moto un meccanismo delittuoso malamente governato.
L’autore Franco Massari, studente a Venezia e residente da lungo tempo in Germania, mescola questi elementi della propria biografia in un giallo “all’italiana”: la narrazione non di un complotto di dimensioni globali, ma di una storia carica di antichi vizi di provincia, che ha come protagonisti persone ordinarie ma aspiranti a divenire intriganti internazionali, e meschini prevaricatori il cui potere fa paura solo dentro i confini della comunità. L’autore si prende gioco dei propri personaggi, enfatizzandone gli aspetti folkloristici, facendoli parlare con battute che ricordano la commedia degli equivoci, per poi decretarne il fallimento di fronte agli incontrollabili impulsi umani.

Consigliato a
Una storia a metà tra il giallo e la commedia, in cui i lettori possono divertirsi, da un lato, a scovare l’inganno, dall’altro, a osservare le debolezze umane guidati dall’ironia dell’autore.

Le castagne di BassanoLe castagne di Bassano

Quarta di copertina

Venezia, metà del Seicento. Suor Stefania, appena quindicenne, sbarca da una galera proveniente dal Levante. L’attende una vita monastica in un isolato convento su un’isola della laguna. Ma la sacralità del luogo è contaminata da losche figure e da ambigui sotterfugi, tanto che ben presto personaggi senza scrupoli mettono in pericolo persino l’incontaminata purezza della giovane. Il convento, infatti, è ricco di tentazioni che coinvolgono sia le religiose, sia forestieri che arrivano dalla terraferma. Suor Stefania dovrà misurarsi con le malizie di altre suore; con le astuzie di Matilde, la badessa; dello Sparviero, temerario patrizio scavezzacollo e fuorilegge; di un duca plenipotenziario dell’Unione protestante tedesca presso la Serenissima. Fra intrighi politici e religiosi, erotici riti di iniziazione, sottili ambiguità e morti sospette, si dipana l’acuta trama del romanzo che si conclude con un vero e proprio colpo di scena.

Titolo: Le castagne di Bassano
Autore:
F. Massari
Casa editrice
: Serarcangeli
Pagine
:
Pubblicazione: 2009
ISBN: 978-88-7408-124-0
Prezzo: 12,00€

Le castagne di Bassano

La recensione del Circolo

Una novizia, ordinata suora per necessità di guerra, viene fatta rientrare dall’isola occupata dai turchi. Viene condotta da piani segreti in un particolare convento antistante Venezia, che funziona da sfondo alla vicenda storica. Subito intervengono nella storia dei personaggi che muoveranno le sorti delle nuova suora, fintanto ché i piani non saranno sconvolti da una maggiore furbizia di Suor Stefania, ingenua, quasi santa, ma pronta a farsi rispettare senza clamori.
La vicenda è formalmente caratterizzata dallo sfondo storico di cui emergono tanti elementi collezionati con evidente passione da parte dell’autore, e dal carattere lussurioso con cui si è voluta caratterizzare la vita conventuale seicentesca. L’argomento non lascia adito a pruriti eccessivi e invece riesce a caratterizzare correttamente una scenografia fosca, autunnale, di intrighi e tentativi di afferrare la fortuna da parte dello Sparviero, arguto criminale, orchestratore di inganni politici, la Badessa, donna decaduta e segnata dalla malattia, il Duca, orgoglioso protestante che cede all’infatuazione per la giovanissima Stefania. Ma appartengono a questa serie di personaggi desiderosi di sistemare i propri interessi anche Suor Livia e Suor Martina, anche loro colpite dall’infatuazione.
La trama è ricca e viene gestita con padronanza, il mistero viene tenuto fino in fondo, gli intrighi vengono intessuti in scene ben predisposte, in generale l’autore manovra la trama con consapevolezza e con relativa agilità. Soprattutto nella conclusione del testo l’autore riesce a raccogliere tutto quello che ha seminato, mescolando la bramosia folle che distrugge gli attori, il silenzioso piano della protagonista, l’attesa del patriarca (sembra una attesa alla Buzzati), il giudizio finale.
Peccato che non ci faccia vedere l’esito del piano di Suor Stefania con i suoi occhi.

Consigliato a
Consigliato a chi ama viaggiare nel tempo accompagnato dalle dolci note del mistero.