Non
è possibile decidere di essere poeti, probabilmente
si scopre semplicemente di esserlo. È d’accordo
con questa affermazione?
Non credo al poeta costruito. Ci sono dei forti segnali
che se seguiti con il giusto coraggio ti introducono in una
dimensione di estrema sensibilità; com’è
successo a me qualche anno fa. Serve coraggio perché
oggi più che mai, il poeta subisce ogni tipo di radiazione
emotiva, spesso deleteria per lui. Per fare un esempio, immagini
il poeta come un individuo che transita, senza protezione,
in una centrale atomica appena esplosa (la realtà),
alla fine lui ne esce vivo ma segnato nel fisico e nell’animo.
E questa sorta di degradazione progressiva può solo
sposarsi con la disillusione di chi riceve il messaggio poetico:
gli operai della centrale (in ultima analisi noi stessi).
Come ha giustamente detto Alda Merini "il poeta è
un liocorno, nobile e fiero ma comunque solo".
A tale riguardo, potrebbe descriverci, a partire
dalla sua personale esperienza, quale sia la situazione della
poesia in Italia oggi?
Nel nostro paese ci sono state, ci sono e ci saranno
grandi genialità. Forse le più grandi. Il nostro
patrimonio non è stato valorizzato. Il messaggio di
chi ci ha preceduto non è stato completamente compreso
e diffuso. Mi riferisco, in questo caso, a poeti e scrittori
nostrani.
Oggi le nostre case editrici cercano l’approvazione
degli esterofili, togliendo spazio a molte valide menti interne.
Lo scarso potere penetrante della poesia, ed in misura maggiore
della scrittura nel senso più ampio, sono tra i responsabili
della scarsa emotività dei nostri giovani. Io la chiamo
“senilità giovanile”. Oggi servirebbero
editori coraggiosi e non editori accomodanti che propongono
poeti che non fanno altro che riprendere vecchi concetti e
riproporli, costruendo la cosiddetta poesia da intrattenimento
o versi fast food.
Nelle sue liriche convivono aspetti distruttivi ed
altri creativi, destinati a fare spazio perché il nuovo
irrompa: privilegia uno dei due? Nella genesi poetica che
la contraddistingue riconosce una motivazione, magari sociale,
che sia più forte dell’istinto creativo?
Cerco di trasmettere uno stato di perenne agitazione
in cui si fondono principi in antitesi, perché ritengo
che una nuova rotta possa essere tracciata solo facendo esplodere
insieme due direzioni opposte che alla base hanno un fondamento
comune: l’origine di un nuovo senso di marcia.
Quando scrivo non ho mai chiaro cosa scriverò, anzi
ne sono completamente all’oscuro.
La mia è una poesia di tipo automatico. Senza correzioni
e di getto. Ogni mio componimento è istintivo, e non
esistono brutte copie. È come un parto. Ogni giorno
metto al mondo figli nuovi, almeno dieci. Non c’è
prevalenza di motivazioni. A decidere è soltanto quello
che giornalmente assorbo… “l’immaginifica
creatività” fa il resto.
Il rapporto con Dio che pervade il suo lirismo è
intimista e quasi onnipresente. Come è nato questo
dialogo con l’Assoluto?
Mi sento parte integrante di un progetto dalle geometrie
sconosciute. Un piccolo ed insignificante essere in grado
di fare grandi cose. L’Assoluto è un arbitrario
punto di riferimento al quale mi rivolgo spesso… proprio
perché mi circonda in ogni istante di tempo.
“Il tuo nome delinea ciò che sei,
il tuo spirito sprofonda nella mia pelle, come un aratro su
un campo non seminato. Ti presenterò a loro e poi ti
perderò, questo è il mio compito. Sarai mercanzia
di per il pluralismo; un abito da indossare per ogni occasione,
ed una lacrima da versare in ogni dolore…”.
Chi è “l’altro” nei suoi versi?
Semplicemente la poesia. Oggi Lei ha scelto me per non so
quali scopi. Spero di poterla ripagare, magari contribuendo
a costruire quel ponte che la conduca verso il futuro…
intatta e definitiva. I nomi spesso spariscono, Lei non dovrà
mai mancare.
Una curiosità personale: la possibilità
della Salvezza, della felicità, della redenzione, per
Iago esiste?
Assolutamente no… se Iago fosse veramente felice
non riuscirebbe a scrivere neanche un verso.
Le scelte tematiche condizionano il suo modo di comporre
versi o al contrario crede nella bellezza del dettaglio sonoro
e simbolico?
La musicalità costituisce una componente essenziale
nella morfologia del verso, come anche la metrica. Credo nella
sonorità, pur tuttavia sono convinto che un testo poetico
stonato ma con un buon contenuto si possa preferire ad un
altro dai contenuti scarsi anche se tecnicamente migliore.
Nel mio caso, alla fine di ogni componimento, noto con sorpresa
che tutto si regge bene. Per sopravvivere oggi, la poesia
deve arrivare, contagiare e sopra ogni altra cosa rimanere.
Intervista di Francesca Caputo |
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