Ricordo
con profondo pathos e grande commozione, quando circa vent’anni
fa, a Parigi, entrai per la prima volta nella Bibliothèque
Nationale per effettuare delle ricerche relative alla mia
tesi di laurea. L’emozione era talmente profonda che
si tramutò quasi in vergogna e la grande soggezione
provocò in me una forte tachicardia e un fastidioso
stato d’ansia. Riconobbi allora tutta la mia “sardità”
e sentii la distanza culturale da quel mausoleo colossale
gravare sulla mia giovinezza, inesperienza e dotta ignoranza,
nonostante da tempo frequentassi la capitale francese e i
banchi della sua università!
La sala di lettura era una piazza immensa con tanti tavoli
di legno scuro! Fui talmente preso da quello spettacolo che
quasi dimenticai il motivo principale della mia presenza.
Assiso al mio scrittoio guardavo gli altri che consultavano
libroni di grande interesse. Mi chiedevo chi fossero! Sembravano
tutti dei grandi intellettuali, oltremodo intelligenti, v.i.p.
dai curricula copiosi!
Il silenzio eterno pesava sul mio capo. Nessuno sollevava
lo sguardo dal suo libro. Forse solo qualcuno, ma per veicolarlo
verso un quaderno sul quale annottava appunti importanti.
Mi chiedevo come mai solo io stessi guardando gli altri e
nessuno invece avesse volto lo sguardo verso la mia direzione
e si fosse chiesto: “Che fa qui questo strano ragazzo
dai capelli lunghi? Quest’anacronistico figlio dei fiori
in jeans e t-shirt?”.
Cominciai le mie ricerche. Fremevo all’idea di poter
consultare un libro della Bibliothèque Nationale! Ricordo
di aver provato una bramosia inaspettata e un ardore inconsueto
in attesa che questo fausto evento si concretizzasse. I tempi
si rivelarono, però, estremamente lunghi. Le fiches
da compilare, i protocolli e la burocrazia, degli impedimenti
insormontabili!
Mi chiesi, contrariato, se fosse questo il modo più
consono per la divulgazione della cultura! Cercai di capire
se questo fosse un modo ortodosso per fraternizzare con il
libro! Si pensi che per poter fotocopiare un testo che, all’epoca
reputai importante, mi fu detto: “Monsieur, oggi non
può fotocopiare tutto il volume! Potrebbe rovinarsi!
Al giorno, le è concesso di fare non più di
20 fotocopie dallo stesso tomo!” E fu così che
ogni mattina, per diversi giorni, mi dovetti recare nel tempio
della cultura per fotocopiare le venti benedette pagine del
famigerato libro!
Questa assurda politica mi aveva talmente irritato che, rivolgendomi
ai volumi esposti un po’ dappertutto, domandai: “Perché
ora caro amico mi hai voltato le spalle? È mai possibile
che, un tempo, quando vivevi in un’umile dimora e ti
chiamavi “Zanna Bianca” o “Il Principe e
il povero” mi eri amico, e ora che sei diventato nobile
e vivi in una reggia, ti riveli presuntuoso e arrogante?
Risentito cambiai biblioteca. Mi rifugiai all’Arsenal,
gioiello della cultura parigina, torre d’avorio, patrimonio
nazionale. Entrai spaurito. L’atmosfera era claustrofobica.
Scorsi, circonfuse dalla loro aura, numerose mummie intellettuali
e gruppi di cariatidi rinsecchite e rugose consultare, avvolte
in uno strano torpore, libri d’oro, pergamene e antichi
papiri! Ma ahimé! Anche il parquet della biblioteca
mi si rivelò ostile! Al mio passare questo scricchiolò
orribilmente. Fu allora che venni fulminato da schiere di
occhi accigliati e torvi che indirizzarono, stizziti, la loro
attenzione nei miei confronti, incenerendomi! Mi chiesi, disilluso,
dove fosse andata a finire la gioia intellettuale delle nuove
menti del futuro! Mi chiesi che fine avesse fatto lo spirito
festoso e goliardico che aveva fino ad allora caratterizzato
i miei studi e quello di milioni di studenti nel mondo!
Consultai, per dovere, numerosi testi di cui avevo assolutamente
bisogno! Ma lo feci senza amore! Guardavo le copertine dei
libri e mi chiedevo il perché di una tale metamorfosi!
La mia radicata librofilia era diventata una vera e propria
librofobia!
Stizzito, sfogliavo le pagine dei documenti di cui avevo bisogno,
in maniera asettica e totalmente priva di passionalità.
Il mio sodalizio con il libro era venuto meno! La mia amicizia
con la carta e con l’inchiostro si era sgretolata! Quella
torre d’avorio sapeva di vizzo e di stantio!
Finalmente, un giorno, illuminato da chissà quale angelo
scrittore, (probabilmente quello di Oscar Wilde!!!), scoprii
la biblioteca pubblica del Centro Pompidou! Mi sembrò
di aver scovato sulla terra un vero angolo di paradiso! Migliaia
di metri quadri di moquette, sorreggevano centinaia di robusti
scafali dove libri di tutte le forme, di tutti i colori, provenienti
da mille case editrici di mille città del mondo, erano
lì per me! Sentivo la loro voce chiamarmi quando mi
avvicinavo! Erano tutti lì pronti ad immolarsi per
noi! Noi studenti, intellettuali dalla mente viva e guizzante
eravamo tanti, tantissimi! Di tutte le etnie e nazionalità!
Li vedevo sereni, allegri, luminosi, consultare con una mano
un saggio su Proust o Lévinas e con l’altra sorreggere
una lattina di coca cola. Altri, a causa dei numerosi giovani
intellettuali presenti nei saloni, sedevano sulla moquette
e, nonostante la posizione scomoda, divoravano avidamente
e con grande brama il loro amico libro! Quanti amici conobbi
in quell’occasione! Quanti ne fotocopiai! Altri pensai
pure di rapirli e di portarli a Sassari con me!
Da allora, nonostante oggi sia passato dall’altra parte
della barricata, penso che il libro debba essere fruibile
da tutta la comunità intellettuale! Sono un grande
amico dei libri frusti e sfruttati, quelli che hanno dato
la loro anima ai lettori! Sguazzo fra le bancarelle dei mercatini
dell’usato e adoro i “livres de poche”,
per dirla alla francese! Perché ricordiamoci che la
BIBLIOTECA non DEVE essere un MUSEO, dove gli pseudo intellettuali
contemplano il libro senza conoscerlo!
La cultura deve essere una grande palestra dove qualsiasi
atleta, di qualsiasi età e censo, può e deve
fruire del sapere!
Viva le fotocopie da dieci centesimi l’una, che trasmettono
all’essere la sapienza e la conoscenza!
Docenti e studenti, intellettuali tutti, meditiamo.
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