Prima pagina
Presentazione
Nuovi autori
Rubriche
La Clessidra
Iscrizione al Circolo
Recensioni
Eventi
Convenzioni
Ufficio Stampa
Il Pendolo
Laboratorio di Poesia

Bibliothèque Nationale

Fabrizio Ara

Bibliothèque Nationale de FranceRicordo con profondo pathos e grande commozione, quando circa vent’anni fa, a Parigi, entrai per la prima volta nella Bibliothèque Nationale per effettuare delle ricerche relative alla mia tesi di laurea. L’emozione era talmente profonda che si tramutò quasi in vergogna e la grande soggezione provocò in me una forte tachicardia e un fastidioso stato d’ansia. Riconobbi allora tutta la mia “sardità” e sentii la distanza culturale da quel mausoleo colossale gravare sulla mia giovinezza, inesperienza e dotta ignoranza, nonostante da tempo frequentassi la capitale francese e i banchi della sua università!

La sala di lettura era una piazza immensa con tanti tavoli di legno scuro! Fui talmente preso da quello spettacolo che quasi dimenticai il motivo principale della mia presenza. Assiso al mio scrittoio guardavo gli altri che consultavano libroni di grande interesse. Mi chiedevo chi fossero! Sembravano tutti dei grandi intellettuali, oltremodo intelligenti, v.i.p. dai curricula copiosi!
Il silenzio eterno pesava sul mio capo. Nessuno sollevava lo sguardo dal suo libro. Forse solo qualcuno, ma per veicolarlo verso un quaderno sul quale annottava appunti importanti. Mi chiedevo come mai solo io stessi guardando gli altri e nessuno invece avesse volto lo sguardo verso la mia direzione e si fosse chiesto: “Che fa qui questo strano ragazzo dai capelli lunghi? Quest’anacronistico figlio dei fiori in jeans e t-shirt?”.
Cominciai le mie ricerche. Fremevo all’idea di poter consultare un libro della Bibliothèque Nationale! Ricordo di aver provato una bramosia inaspettata e un ardore inconsueto in attesa che questo fausto evento si concretizzasse. I tempi si rivelarono, però, estremamente lunghi. Le fiches da compilare, i protocolli e la burocrazia, degli impedimenti insormontabili!
Mi chiesi, contrariato, se fosse questo il modo più consono per la divulgazione della cultura! Cercai di capire se questo fosse un modo ortodosso per fraternizzare con il libro! Si pensi che per poter fotocopiare un testo che, all’epoca reputai importante, mi fu detto: “Monsieur, oggi non può fotocopiare tutto il volume! Potrebbe rovinarsi! Al giorno, le è concesso di fare non più di 20 fotocopie dallo stesso tomo!” E fu così che ogni mattina, per diversi giorni, mi dovetti recare nel tempio della cultura per fotocopiare le venti benedette pagine del famigerato libro!
Questa assurda politica mi aveva talmente irritato che, rivolgendomi ai volumi esposti un po’ dappertutto, domandai: “Perché ora caro amico mi hai voltato le spalle? È mai possibile che, un tempo, quando vivevi in un’umile dimora e ti chiamavi “Zanna Bianca” o “Il Principe e il povero” mi eri amico, e ora che sei diventato nobile e vivi in una reggia, ti riveli presuntuoso e arrogante?

Risentito cambiai biblioteca. Mi rifugiai all’Arsenal, gioiello della cultura parigina, torre d’avorio, patrimonio nazionale. Entrai spaurito. L’atmosfera era claustrofobica. Scorsi, circonfuse dalla loro aura, numerose mummie intellettuali e gruppi di cariatidi rinsecchite e rugose consultare, avvolte in uno strano torpore, libri d’oro, pergamene e antichi papiri! Ma ahimé! Anche il parquet della biblioteca mi si rivelò ostile! Al mio passare questo scricchiolò orribilmente. Fu allora che venni fulminato da schiere di occhi accigliati e torvi che indirizzarono, stizziti, la loro attenzione nei miei confronti, incenerendomi! Mi chiesi, disilluso, dove fosse andata a finire la gioia intellettuale delle nuove menti del futuro! Mi chiesi che fine avesse fatto lo spirito festoso e goliardico che aveva fino ad allora caratterizzato i miei studi e quello di milioni di studenti nel mondo!
Consultai, per dovere, numerosi testi di cui avevo assolutamente bisogno! Ma lo feci senza amore! Guardavo le copertine dei libri e mi chiedevo il perché di una tale metamorfosi!
La mia radicata librofilia era diventata una vera e propria librofobia!
Stizzito, sfogliavo le pagine dei documenti di cui avevo bisogno, in maniera asettica e totalmente priva di passionalità. Il mio sodalizio con il libro era venuto meno! La mia amicizia con la carta e con l’inchiostro si era sgretolata! Quella torre d’avorio sapeva di vizzo e di stantio!
Finalmente, un giorno, illuminato da chissà quale angelo scrittore, (probabilmente quello di Oscar Wilde!!!), scoprii la biblioteca pubblica del Centro Pompidou! Mi sembrò di aver scovato sulla terra un vero angolo di paradiso! Migliaia di metri quadri di moquette, sorreggevano centinaia di robusti scafali dove libri di tutte le forme, di tutti i colori, provenienti da mille case editrici di mille città del mondo, erano lì per me! Sentivo la loro voce chiamarmi quando mi avvicinavo! Erano tutti lì pronti ad immolarsi per noi! Noi studenti, intellettuali dalla mente viva e guizzante eravamo tanti, tantissimi! Di tutte le etnie e nazionalità!
Li vedevo sereni, allegri, luminosi, consultare con una mano un saggio su Proust o Lévinas e con l’altra sorreggere una lattina di coca cola. Altri, a causa dei numerosi giovani intellettuali presenti nei saloni, sedevano sulla moquette e, nonostante la posizione scomoda, divoravano avidamente e con grande brama il loro amico libro! Quanti amici conobbi in quell’occasione! Quanti ne fotocopiai! Altri pensai pure di rapirli e di portarli a Sassari con me!

Da allora, nonostante oggi sia passato dall’altra parte della barricata, penso che il libro debba essere fruibile da tutta la comunità intellettuale! Sono un grande amico dei libri frusti e sfruttati, quelli che hanno dato la loro anima ai lettori! Sguazzo fra le bancarelle dei mercatini dell’usato e adoro i “livres de poche”, per dirla alla francese! Perché ricordiamoci che la BIBLIOTECA non DEVE essere un MUSEO, dove gli pseudo intellettuali contemplano il libro senza conoscerlo!
La cultura deve essere una grande palestra dove qualsiasi atleta, di qualsiasi età e censo, può e deve fruire del sapere!
Viva le fotocopie da dieci centesimi l’una, che trasmettono all’essere la sapienza e la conoscenza!
Docenti e studenti, intellettuali tutti, meditiamo.

 
<<< Indietro