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11 novembre 2008: Premiazione
di Gino Valorni
Concorso letterario "Dieci parole"
“Al contadino non far sapere quant’è
buono il formaggio con le pere” recita un vecchio adagio
della tradizione popolare; sulla bontà del formaggio
accompagnato al miele non c’è invece da far mistero
e così il Circolo letterario Bel-Ami non si fa scrupolo
di servire tale primizia ai partecipanti della serata organizzata
martedì 18 novembre presso il locale La Sol Fa.
L’evento ha avuto come protagonista proprio l’ambrato
nettare che non si è però concesso al pubblico
presente nella sua sola seppur delicata veste gastronomica ma
è anche rivissuto nei versi e negli estratti di autori
che ne hanno decantato le virtù e le peculiarità,
offrendo agli astanti ristoro per il palato e per la mente in
un sodalizio che ha unito in stretto legame gastronomia e letteratura.
Ad aprire l’incontro è intervenuta Slawka G. Scarso,
socia del Circolo, che ha introdotto tra l’altro quello
che sarebbe stato l’altro elemento della serata, la premiazione
del vincitore del concorso letterario “Dieci parole”,
indetto dal Circolo, per poi passare la parola ad Adele Cucinotta,
vero e proprio Cicerone che con verve e partecipazione ha accompagnato
il pubblico alla scoperta delle virtù e delle curiosità
legate al miele, ben noto già a civiltà che affondano
le loro radici nei millenni passati. A spiegarcelo è
la prima lettrice della serata, Susanna Trossero, attraverso
le cui parole apprendiamo che gli Ittiti lo chiamavano Mellit,
gli Egizi lo mettevano nelle tombe accanto ai sarcofagi ad accompagnare
il viaggio del defunto, e i frati medievali, più pratici,
lo utilizzavano a scopo taumaturgico ricavandone unguenti da
spalmare sulle ferite.
Apprendiamo poi che secondo la tradizione egizia il nettare
altro non era che le lacrime di Rha, Dio del sole, lacrime d’amore
che una volta cadute diventavano perle di dolcezza; allo stesso
modo, nell’iconografia indiana, Khama, dio dell’amore,
viene raffigurato con un arco magico la cui corda è costituita
da uno sciame d’api; un po’ come le frecce del più
classico Cupido, dio dell’amore per eccellenza, che per
avere effetto dovevano avere le punte imbevute nel miele.
Per arrivare ai giorni nostri e scoprire come gli innamorati
della perfida Albione, gli inglesi, chiamino le loro amate con
appellativi come honey, miele appunto.
Tutto questo per dire come in un viaggio lungo millenni, il
miele sia sempre stato sinonimo di dolcezza, buono da gustare
ed efficace figura retorica legata a tematiche care a poeti
e cantori come l’amore e la passione. Ce lo ricorda Adele,
leggendo una poesia di Garçia Lorca, il “Canto
del miele”, i cui versi delicati ben sottolineano tale
intrinseco connubio.
Scopriamo poi altre curiosità legate ad un uso più
pratico e meno gastronomico del nettare, come la cosmesi, largamente
praticata dai Greci e dai Romani.
Tutto questo però non serve a far dimenticare quella
che è la virtù per eccellenza del miele, il gusto,
e così senza ulteriore indugi Adele introduce il momento
più atteso dal palato degli ospiti della serata, la degustazione.
Adagiato su capienti taglieri in legno il nettare fa la sua
comparsa accompagnato da una sapiente selezione di formaggi
dal gusto delicato ma deciso, che ben si sposa con la dolcezza
ambrata del miele in un connubio che è un tripudio per
il palato.
Il tutto innaffiato da un ottimo vino rosso sulle cui note fruttate
miele e formaggio scivolano con disinvoltura, vino le cui qualità
vengono abilmente descritte da Slawka che, calice alla mano,
si fa interprete di sapori e caratteristiche che della bevanda
spesso sono aspetto più oscuro del suo colore.
Appagati gli appetiti si passa alla parte conclusiva della serata,
che vede salire sul palco il vincitore del concorso letterario,
introdotto da Slawka, Ornella e Dafne e applaudito dal pubblico
presente.
A ricevere l’alloro è Gino Falorni, col brano “Il
fiore d’oro”, la cui drammatica bellezza rivive
attraverso la sua voce in una lettura che strappa commozione
e nuovi applausi.
Congratulazioni che giungono anche dal presidente della giuria
che ne ha decretato il successo, che spiega come la bellezza
del testo e la coerenza dell’uso delle parole chiave che
erano caratteristica della competizione lo abbiano fatto primeggiare
rispetto agli altri.
C’è ancora spazio per la lettura del Cantico de
Cantici estratto dalla bibbia del quale Salvo Amandorla si fa
interprete e di proverbi legati alla tradizione popolare che
hanno come protagonista il miele, recitati da Susanna.
Ed è proprio sulle note dolci amari di questi proverbi
che si conclude la serata, dolci amare, come il miele.
Emanuele Liani
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